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giovedì 9 febbraio 2017

APERITIVO ETIMOLOGICO

Torna, dopo un po', la nostra rubrica. Ci è venuto in mente di trattare il tema della morte (sic!), non per portare jella, ma perchè siamo stati ispirati dal film "Il settimo sigillo", di Ingmar Bergman, uscito nel 1958 e da noi visto per la prima volta al Liceo, ormai 19 anni or sono.
Vediamo, quindi, come i Padri latini vedevano e pensavano il momento conclusivo della loro esistenza.

Pallida mors aequo pulsat pede pauperum tabernas regumque turres = La pallida morte batte con lo stesso piede alle capanne dei poveri ed alle torri dei re (Orazio, Odi, I, 4, 13-4).
    
Questa variazione poetica sul tema della morte che non opera distinzioni di classe sociale è interessante soprattutto per le due metafore impiegate, quella del volto pallido e quella del bussare. In quasi tutte le culture europee la morte viene presentata come una figura spettrale che viene a raccogliere le sue vittime presentandosi alla loro porta, ad indicare che non esiste alcun luogo in cui rifugiarsi per poterle sfuggire. Bella la definizione di pallida mors, uno splendido esempio di ipallage, ovvero di spostamento di aggettivo da un temine all’altro: infatti pallido è chi muore, non la morte.

Acta est fabula = La commedia è finita (dal linguaggio teatrale).

Sono le parole con le quali, al termine della commedia, l’attore si congedava dal pubblico chiedendone nel contempo l’applauso. Stando alla tradizione, l’imperatore Augusto, in punto di morte, avrebbe pronunciato questa frase e, paragonando la propria vita a quella di un attore, avrebbe chiesto a parenti ed amici di applaudirlo se avessero gradito la rappresentazione. Bisogna comunque considerare che il teatro è una delle metafore più usate per indicare il corso della vita umana insieme a quella della nave.

Abire ad plures = Andarsene fra i più (Petronio, Satyricon, 42, 5).


E’ una locuzione molto famosa atta ad indicare che i defunti sono assai più numerosi dei vivi perché comprendono tutte le generazioni dell’umanità, mentre sulla terra ne vive solamente uno alla volta. L’espressione è presente anche nel nostro dialetto (andè fra i piò tânt).

Riproponiamo la scena della partita a scacchi tra la Morte e il cavaliere, tratta dal film "Il settimo sigillo".



Ad maiora!

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