Riconoscimento validità testata giornalistica on line

In base all’art. 3-bis del Decreto Legge 103/2012, “le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero online, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni.” Resta ferma la necessità dell’indicazione di un direttore responsabile iscritto all’Albo.

giovedì 20 maggio 2021

E (LA) LUNA BUSSO’ ALLE PORTE DEL BUIO (DEL SUO INTELLETTO…)

Qualche giorno fa, su un autorevole quotidiano, il giornalista “Satellite” ha pubblicato un pezzo nel quale si è scagliato, senza mezze misure, sui docenti italiani che, a suo dire, non hanno realizzato nulla nei lunghi mesi di DaD (Didattica a Distanza). Naturalmente non bisogna generalizzare: in ogni professione vi sono lavoratori responsabili e altri meno. Ma direi che sia ora di tagliare corto con queste accuse, sterili e demagogiche, generate a ciclo continuo sul corpo insegnante. Il signor “Satellite” ha mai messo piede in una scuola? Sa cosa significa gestire decine e decine di studenti, ponderare il peso delle parole anche quando ci sarebbe il desiderio di rispondere per le rime, capire le varie situazioni e valutarle una per una?

Basta con i pregiudizi! Allora perché, con lo stesso livore dialettico, non si ragiona sul lavoro del giornalista, o del notaio, oppure del commerciante? Troppo comodo sottolineare le consuete banalità, che ormai hanno stancato pure i muri: tre mesi di ferie in estate, sedia scaldata, tutti i pomeriggi liberi, ecc. Se tutti questi privilegi fanno gola, consiglio ai nostri detrattori di tentare il concorso per diventare docenti e di vincerlo, se ne sono capaci.

È davvero irritante leggere questi passaggi dell’Illustre: “Ma allora bocciate anche voi stessi, cari professori. Che non vi siete chiesti come interpretare didatticamente la pandemia, che avete pensato solo al programma ministeriale da finire, ad ogni costo, "sì, anche ginnastica in dad e allora"? Bocciate anche voi che non sapevate nulla di computer e didattica digitale (e questo era normale, comprensibile in un paese povero di competenze digitali come il nostro); ma che ancora oggi non ne sapete nulla. È passato più di un anno e non avete imparato nulla. Fate ancora le stesse lezioni orribili di un anno fa”.

Non ci siamo chiesti come affrontare la situazione, pensiamo solo ai programmi: siamo ignoranti, insomma.

E pensare che, un tempo, c’erano quotidiani seri, condotti da redattori di qualità. Già, un tempo… Quando l’informazione aveva un senso e non era dettata dal pressapochismo e dalla dabbenaggine di cui l’eccelso “satellite” è gran maestro.

 

Ad maiora!