La spinta all’organizzazione dell’iniziativa è venuta dagli studenti maggiorenni del Liceo, coordinati dai loro rappresentanti eletti nel Consiglio di Istituto, ed è stata moderata dal dott. Andrea Ferri, direttore de “Il Nuovo Diario Messaggero”. Sono scesi in campo l’avvocato Eleonora Zanolli, presidente del Comitato per il “Sì” di Ravenna, mentre per il “No” il magistrato Roberto Riverso, già pretore di Lugo sul finire degli anni ’80, poi consigliere presso la Corte di Cassazione e pubblicista con oltre 70 saggi.
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| Nella foto, gli studenti, il dott. Riverso, il DS Frassineti, l'avv. Zanolli e, ultimo a destra, il dott. Ferri |
In premessa, il dirigente scolastico Giancarlo Frassineti ha sottolineato il valore dell’espressione di voto come diritto di cittadinanza e attaccamento al proprio Paese, mentre il dott. Ferri ha declinato la natura del quesito referendario, riassumibile in tre punti:
1) la costituzione di due consigli, al posto dell’attuale e unico della magistratura, cioè uno formato dai Pubblici Ministeri e l’altro dai Giudici;
2) l’introduzione del meccanismo del sorteggio al posto di quello elettivo;
3) la formazione di un’Alta Corte Disciplinare che irroghi le sanzioni al posto del Consiglio Superiore della Magistratura.
Esaurito il necessario e opportuno prologo, la parola è passata ai due interlocutori: secondo l’avvocato Zanolli, la separazione delle carriere è un bene in quanto conferisce maggiore professionalità ai ruoli e alle competenze di PM e giudici, andando a rafforzare l’indipendenza della magistratura. Di parere opposto il dott. Riverso, che sottolinea come la riforma della Costituzione non sia mai un fatto tecnico, ma sempre anche politico: modificare sette articoli della nostra Carta fondamentale significa minare il vero assetto della magistratura, in piedi dal 1948 e costruito perché si voleva che i pubblici ministeri si affrancassero dalla cultura della politica e sposassero quella della magistratura. Nei fatti, esiste già la separazione delle carriere che garantisce l’imparzialità dei giudici dato che il passaggio da un ruolo all’altro si può effettuare solo nei primi otto anni di professione ed è scelto soltanto dallo 0,4% dei magistrati. Immediata la replica dell’avvocato Zanolli, che ha portato alcuni esempi (in particolare quello del processo accusatorio, introdotto nel 1999 dalla modifica dell’art. 111) atti a dimostrare come la Costituzione sia stata già toccata diverse volte in passato.
Sul secondo quesito, il dott. Riverso ritiene che il sorteggio non segua criteri chiari in quanto in un paese democratico questo sistema può rischiare di ridurre la rappresentanza e la responsabilità democratica, garantita invece dal sistema elettivo. Di avviso diverso l’avvocato Zanolli, che ribadisce come nella Costituzione siano già previsti altri meccanismi di sorteggio, per esempio per giudicare l’operato del Presidente della Repubblica e quello del Presidente del Consiglio, e nel caso del referendum in questione questo criterio potrebbe opportunamente spezzare assetti già consolidati.
Il terzo e ultimo punto dibattuto è stato quello sull’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, formata da quindici giudici (tre eletti dal Capo dello Stato, tre sorteggiati dal Parlamento e nove magistrati – sei giudicanti e tre inquirenti – estratti a sorte). Il dott. Riverso ritiene che questa proposta porti allo smembramento del CSM e ad un sensibile aumento dei costi per lo Stato. Inoltre, il nuovo organo si configura come una sorta di sistema speciale atto a giudicare soltanto i magistrati ordinari e chi venisse colpito da una sua sentenza avrebbe la possibilità di ricorrere non davanti alla Cassazione, ma al cospetto della stessa Alta Corte Disciplinare. L’avvocato Zanolli non ravvisa, al contrario, problemi costituzionali in questo senso, affermando che già nelle idee dei nostri padri costituenti vi fosse quella della creazione di un organo imparziale di questo tipo; sui costi a carico dello Stato, il vero problema non è l’introduzione dell’Alta Corte, quanto gli addebiti che provengono dalle sentenze sbagliate e dai tanti processi che vengono riaperti.
Al termine del contraddittorio è stato dato spazio alle domande degli studenti, che si sono dimostrati molto interessati e partecipi, avendo posto quesiti intelligenti e mirati, a testimonianza della bontà dell’iniziativa promossa dal Liceo, da sempre attento e sensibile ai temi del diritto e della partecipazione attiva.
Riflessione finale: la questione referendaria a cui saremo chiamati alle urne è senz'altro complessa e certamente non soltanto "tecnica": riteniamo, al di là di come la si possa pensare sul tema, che il compito della scuola sia anche quello di spiegare ai ragazzi le ragioni di una scelta, che deve sempre essere personale e frutto di valutazioni proprie e incondizionate.
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