di Fabio Pagani
Mercoledì 3 giugno, nell’aula
magna del liceo “Ricci Curbastro” di Lugo, sono stati presentati i quattro
volumi della ricerca storica, sulla base degli atti processuali, relativa alla
tragica vicenda dei conti Manzoni, trucidati a Frascata, frazione di Lugo di
Romagna, fra i 7 e l’8 luglio 1945. In quella notte, infatti, morirono la
contessa Beatrice, i tre figli Giacomo, Luigi e Reginaldo e la domestica
Francesca Lanconelli.
La loro storia ha profondamente
scosso il territorio ed ha avuto anche eco nazionale; per l’eccidio furono
condannati, inizialmente all’ergastolo, 13 partigiani, pena che la successiva
“amnistia Togliatti” avrebbe ridotto a 19 anni di carcere, di cui soltanto 5
scontati.
L’obiettivo di fare chiarezza,
sgombrando il campo dalle inevitabili supposizioni e congetture, è stato
centrato dalla pubblicazione Un processo al dopoguerra in Bassa Romagna, promossa
dall’Archivio Diocesano di Imola e pubblicata dall’Editrice Il Nuovo Diario
Messaggero, a cura del direttore Andrea Ferri e del professore Luca Baldissara,
docente ordinario di storia contemporanea all’università di Bologna.
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| La locandina dell'evento al liceo di Lugo |
Nella partecipatissima serata di
Lugo, davanti ad un pubblico di oltre 300 persone, sono stati evidenziati gli
aspetti cruciali dell’opera: “Lo scopo dell’iniziativa – ha spiegato
Andrea Ferri – è quello di valutare gli episodi controversi e irrisolti del
territorio, dando loro una dimensione storica”. “L’ampia affluenza di
oggi, eterogenea nelle fasce d’età delle persone presenti, - chiosa il
dirigente scolastico del liceo, Giancarlo Frassineti – testimonia la valenza
dell’evento e quanto la memoria storia sia ancora viva e ci porti a guardare al
passato con occhi nuovi e imparziali per riconciliarsi con la storia stessa”.
Nello specifico, il prof.
Baldissara ha sottolineato come “ricondurre alla storia una vicenda di per
sé drammatica ha senso solo se si riescono a fornire gli strumenti di
comprensione del passato, necessari per mettere a fuoco il presente. I volumi
di cui stiamo parlando hanno recuperato dagli archivi gli atti processuali (ricordiamo
che questi si tennero, dopo il 1953, nei tribunali di Macerata e di Ancona,
N.d.A.), che hanno il pregio di mettere anche in evidenza il mondo di
allora, un mondo contadino che adesso non c’è più. In quegli anni drammatici si
viveva in un contesto di trapasso e di transizione se consideriamo che
l’Italia, dal 1943 al 1945, non ha praticamente avuto uno Stato. La memoria,
spesso personale e parziale, distorce il passato e, per definizione, non può
essere condivisa: io ho la mia, un altro ha la propria. Lo sforzo di questa
pubblicazione, quindi, è quello di far giungere il lettore alla comprensione
storica, fondamentale per avere una visione complessiva dei concetti di
comunità e società”.
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| L'aula magna gremita e i relatori della serata |
Ancora Ferri: “Le carte
processuali confermano che l’eccidio dei conti Manzoni non fu casuale, ma
programmato. È certo che la famiglia fosse iscritta al partito fascista, così
come è acclarato che fu trucidata da quel manipolo di partigiani; non emerge,
invece, che i Manzoni abbiano commesso, o contribuito a far commettere, azioni
violente nei confronti di antifascisti o gente comune”.
La serata, nella parte finale, ha
lasciato spazio alle tante domande del pubblico, alcune animate da un certo
trasporto emotivo, il ché dimostra come la storia dei conti Manzoni sia ancora
oggi una ferita aperta, che la pregevole pubblicazione Un processo al
dopoguerra in Bassa Romagna cerca in qualche modo di sanare.
(c) Riproduzione riservata


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