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mercoledì 6 maggio 2026

Contesa Estense: la storia dei rioni di Lugo

di Fabio Pagani

La Contesa Estense è alle porte. Lugo si prepara alla settimana nella quale festeggia il proprio patrono, Sant’Ilaro, il prossimo 15 maggio e lo fa, come da tradizione, con rievocazioni storiche: su tutte, l’omaggio al duca Borso d’Este, la rappresentazione della Soave Creatura e il palio della Caveja.

Protagonisti assoluti dell’evento sono i quattro rioni che, dal 1968 ad oggi, descrivono le circoscrizioni della città legate ai canali all’interno dei quali era delimitata Lugo nel Medioevo. Grazie all’iniziativa dei cittadini lughesi, è stato istituita la gara del tiro alla fune, la Caveja, e dal 1992 è nata l’associazione che comprende le contrade, vale a dire i rioni de’ Brozzi, Cento, la contrada del Ghetto e il rione Madonna delle Stuoie.

I quattro rioni di Lugo

Con la nostra rubrica vogliamo entrare nella culla toponomastica dei rioni, simbolo di tradizione e trasmissione di appartenenza.

Partiamo dal rione de’ Brozzi, situato nel borgo risalente ai primi anni del 1200. Esso ha come stemma l’antica porta di Birozzo, che prende il nome da una famiglia di Lugo che possedeva, in questa zona, dei terreni; non è da scartare l’ipotesi del legame con i “birocci”, ovvero dei carri agricoli che percorrevano quotidianamente la strada per raggiungere il centrale mercato cittadino. Asse nevralgico del rione è via Mazzini: il 13 ottobre 1970, il Consiglio comunale di Lugo deliberò di cambiare il vecchio nome di via provinciale Lughese in quello di viale de' Brozzi, scatenando le perplessità dei lughesi che, per strada Brozzi, intendevano da sempre la via Mazzini. Al di là di ciò, il rione, con il suo caratteristico scudo sormontato da elmo con cimiero, su sfondo oro-verde, è presente da oltre cinquant’anni non solo a Lugo, ma anche in tante manifestazioni sparse in giro per l’Italia e all’estero.

Il rione Cento deve il proprio nome all’omonima strada che, da corso Garibaldi, dà accesso a via Emaldi. È certamente il toponimo più antico di Lugo, inalterato da almeno tredici secoli. La parte sud-ovest dell’attuale centro urbano è formata da due fondi, lo Stiliano e il Cento; in una bolla emanata da papa Adriano I (siamo nell’anno 782), che reclamava i presunti terreni di proprietà della chiesa, troviamo il fondo Centum che, da campagna abitata, divenne un vero e proprio borgo. Il 28 ottobre 1576 vi fu posta la prima pietra della chiesa dei Cappuccini, mentre nel 1857 Pio IX inaugurò il palazzo degli invalidi; durante il fascismo e la lotta di liberazione, il borgo fu teatro di numerosi episodi di violenza, ma diede anche i natali ad Aurelio Baruzzi. Una curiosità: l’antico toponimo Cento si salvò dal repulisti toponomastico di stampo laico di epoca risorgimentale; era già pronto il nuovo nome, via Oberdan Guglielmo, un giovane patriota triestino impiccato nel 1882. Lo stemma del rione Cento, su sfondo rosso-nero, raffigura la porta di san Bartolomeo, l’unica rimasta in piedi in città.

La mappa dei rioni

La contrada del Ghetto, simboleggiata dallo scudetto oro-blu con l’iscrizione ebraica che significa “santa Sinagoga” e il serpente, riferito alla via Codalunga (l’antico nome di via Matteotti), ha origine nel XII secolo nel segmento abitato oggi corrispondente a via Matteotti. Qui, sin dal 1635, vi era una numerosa comunità ebraica che viveva in armonia e in ricchezza: c’erano la sinagoga, le botteghe, i magazzini e le case erano dotate di porte comunicanti attraverso le quali le persone potevano spostarsi da un’abitazione all’altra. All’interno del ghetto erano ubicati anche l’antico cimitero ebraico (oggi è in via di Giù) e l’università israelitica, attivata grazie alla legge Rattazzi del 1857.

Chiudiamo il nostro tour con il rione Madonna delle Stuoie, ispirato all’antico borgo rinascimentale del Limite. Lo stemma blu e rosso contiene le immagini della Madonna col bambino e di un gallo. Fino al 1870 non esisteva il toponimo Madonna delle Stuoie e tutta la strada, dalla via Sant’Andrea alle Ripe di Cotignola, era denominata via di Giù. Con la costruzione della linea ferroviaria Castelbolognese – Ravenna, la toponomastica locale venne stravolta e l’ultimo tratto del tracciato che conduceva dalla porta del ghetto alla stazione prese l’attuale nome di Madonna delle Stuoie. In realtà, fin dal ‘700, in quell’area c’era un piccolo oratorio che richiamava la medesima dicitura della strada. Sull’origine del termine “delle Stuoie” si può azzardare un’ipotesi: la zona è sempre stata soggetta a inondazioni, dando l’idea di essere a tutti gli effetti una palude. Non è quindi fuori luogo pensare che vi fosse una grande quantità di giunchi e canne palustri dalle quali ricavare facilmente le stuoie, diventate il simbolo del rione di questo borgo sviluppatosi dal punto di vista edilizio a partire dagli anni ’50 del secolo scorso.

La prima foto è tratta dal sito www.contesaestense.com

Questo articolo, scritto e firmato da me, è stato pubblicato sul numero de "Il Nuovo Diario Messaggero" del 30 aprile 2026.

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