di Fabio Pagani
La Contesa Estense è alle porte.
Lugo si prepara alla settimana nella quale festeggia il proprio patrono,
Sant’Ilaro, il prossimo 15 maggio e lo fa, come da tradizione, con rievocazioni
storiche: su tutte, l’omaggio al duca Borso d’Este, la rappresentazione della Soave
Creatura e il palio della Caveja.
Protagonisti assoluti dell’evento
sono i quattro rioni che, dal 1968 ad oggi, descrivono le circoscrizioni della
città legate ai canali all’interno dei quali era delimitata Lugo nel Medioevo.
Grazie all’iniziativa dei cittadini lughesi, è stato istituita la gara del tiro
alla fune, la Caveja, e dal 1992 è nata l’associazione che comprende le
contrade, vale a dire i rioni de’ Brozzi, Cento, la contrada del Ghetto
e il rione Madonna delle Stuoie.
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| I quattro rioni di Lugo |
Con la nostra rubrica vogliamo
entrare nella culla toponomastica dei rioni, simbolo di tradizione e
trasmissione di appartenenza.
Partiamo dal rione de’
Brozzi, situato nel borgo risalente ai primi anni del 1200. Esso ha come
stemma l’antica porta di Birozzo, che prende il nome da una famiglia di Lugo
che possedeva, in questa zona, dei terreni; non è da scartare l’ipotesi del
legame con i “birocci”, ovvero dei carri agricoli che percorrevano
quotidianamente la strada per raggiungere il centrale mercato cittadino. Asse nevralgico
del rione è via Mazzini: il 13 ottobre 1970, il Consiglio comunale di Lugo
deliberò di cambiare il vecchio nome di via provinciale Lughese in quello di
viale de' Brozzi, scatenando le perplessità dei lughesi che, per strada Brozzi,
intendevano da sempre la via Mazzini. Al di là di ciò, il rione, con il suo
caratteristico scudo sormontato da elmo con cimiero, su sfondo oro-verde, è
presente da oltre cinquant’anni non solo a Lugo, ma anche in tante
manifestazioni sparse in giro per l’Italia e all’estero.
Il rione Cento deve
il proprio nome all’omonima strada che, da corso Garibaldi, dà accesso a via
Emaldi. È certamente il toponimo più antico di Lugo, inalterato da almeno
tredici secoli. La parte sud-ovest dell’attuale centro urbano è formata da due fondi,
lo Stiliano e il Cento; in una bolla emanata da papa Adriano I
(siamo nell’anno 782), che reclamava i presunti terreni di proprietà della
chiesa, troviamo il fondo Centum che, da campagna abitata, divenne un
vero e proprio borgo. Il 28 ottobre 1576 vi fu posta la prima pietra della
chiesa dei Cappuccini, mentre nel 1857 Pio IX inaugurò il palazzo degli
invalidi; durante il fascismo e la lotta di liberazione, il borgo fu teatro di
numerosi episodi di violenza, ma diede anche i natali ad Aurelio Baruzzi. Una
curiosità: l’antico toponimo Cento si salvò dal repulisti toponomastico
di stampo laico di epoca risorgimentale; era già pronto il nuovo nome, via
Oberdan Guglielmo, un giovane patriota triestino impiccato nel 1882. Lo stemma
del rione Cento, su sfondo rosso-nero, raffigura la porta di san Bartolomeo,
l’unica rimasta in piedi in città.
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| La mappa dei rioni |
La contrada del Ghetto,
simboleggiata dallo scudetto oro-blu con l’iscrizione ebraica che significa
“santa Sinagoga” e il serpente, riferito alla via Codalunga (l’antico nome di
via Matteotti), ha origine nel XII secolo nel segmento abitato oggi
corrispondente a via Matteotti. Qui, sin dal 1635, vi era una numerosa comunità
ebraica che viveva in armonia e in ricchezza: c’erano la sinagoga, le botteghe,
i magazzini e le case erano dotate di porte comunicanti attraverso le quali le
persone potevano spostarsi da un’abitazione all’altra. All’interno del ghetto
erano ubicati anche l’antico cimitero ebraico (oggi è in via di Giù) e
l’università israelitica, attivata grazie alla legge Rattazzi del 1857.
Chiudiamo il nostro tour con il rione
Madonna delle Stuoie, ispirato all’antico borgo rinascimentale del Limite.
Lo stemma blu e rosso contiene le immagini della Madonna col bambino e di un
gallo. Fino al 1870 non esisteva il toponimo Madonna delle Stuoie e tutta la
strada, dalla via Sant’Andrea alle Ripe di Cotignola, era denominata via di
Giù. Con la costruzione della linea ferroviaria Castelbolognese – Ravenna, la
toponomastica locale venne stravolta e l’ultimo tratto del tracciato che
conduceva dalla porta del ghetto alla stazione prese l’attuale nome di Madonna
delle Stuoie. In realtà, fin dal ‘700, in quell’area c’era un piccolo oratorio
che richiamava la medesima dicitura della strada. Sull’origine del termine
“delle Stuoie” si può azzardare un’ipotesi: la zona è sempre stata soggetta a
inondazioni, dando l’idea di essere a tutti gli effetti una palude. Non è
quindi fuori luogo pensare che vi fosse una grande quantità di giunchi e canne
palustri dalle quali ricavare facilmente le stuoie, diventate il simbolo del
rione di questo borgo sviluppatosi dal punto di vista edilizio a partire dagli
anni ’50 del secolo scorso.
La prima foto è tratta dal sito www.contesaestense.com
Questo articolo, scritto e firmato da me, è stato pubblicato sul numero de "Il Nuovo Diario Messaggero" del 30 aprile 2026.
(c) Riproduzione riservata


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