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mercoledì 24 aprile 2019

25 aprile: tutti allo stadio a vedere il "derby"...


Da giorni mi rimbalzano nella mente le parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “il 25 aprile è un derby fra fascisti e comunisti: io non parteciperò!”. Posizione ampiamente discutibile e certamente impropria per chi rappresenta lo Stato. Noi, tanto per sgomberare il campo da discorsi di parte, non apparteniamo alla corrente di pensiero, assai diffusa, secondo la quale la lotta partigiana sia stata condotta esclusivamente dai “rossi”. Purtroppo non viene mai sottolineato che i combattenti furono di fede comunista, certo, ma anche cattolica, socialista, liberale. Imbracciarono i fucili addirittura i sacerdoti.


Nella foto, la passerella sul fiume Senio, ad Alfonsine. Su questi argini si è scritta la storia della liberazione.


Premesso ciò e acclarato che l’opinione pubblica dovrebbe ricordare di più la composizione eterogenea dei partigiani, torniamo alla sentenza salviniana. Noi crediamo che, su alcuni aspetti – sociali ed economici - , il ministro abbia diverse ragioni, così come le hanno i suoi colleghi pentastellati. Ma, in quanto alla storia, vi è un’ignoranza abissale. Di quale derby si dovrebbe parlare? Cosa c’entra? Questi politici parlano per slogan, utilizzano metafore improbabili, nuotano a stile libero in acque a loro ostili. Ma non annegano!
Senza resistenza, senza alleati, senza le grandi manovre vaticane (a questo proposito, conoscono Salvini e Di Maio la figura di Pio XII?) i “nostri” ministri ed onorevoli, oggi, non potrebbero esprimere liberamente le loro idee.
Cosa possiamo fare, noi? Roma continua ad andare a rotoli, la corruzione dilaga, tutti vincono e nessuno perde. Anzi, ci correggiamo: la vera sconfitta è la cultura. La politica nazionale è lo specchio fedele della società: Di Maio viene immortalato su Instagram con la sua nuova fidanzata, Salvini lascia la Isoardi per la figlia di Verdini, siamo messi così. Il virtuale sostituisce il reale, i giovani non conoscono nulla di storia, di politica, di educazione civica. In tanti non hanno idea di cosa sia il 25 aprile. Ciò che conta è tenere espressioni a culo di gallina, utilizzare filtri e fare la conta di quanti followers si collezionano.
Non c’è cultura; i ragazzi nati nel 2000 – i cosiddetti millennians -  non potranno mai avvicinarsi alla politica perché non hanno le basi. Non le possiedono perché nessuno sa imbastirle. Il discorso è vecchio: partire dalla scuola, lavorare sulla nostra storia, appassionare i giovani alle cose semplici, utili, vere. Bisogna stare lontani dai demagoghi, dalle facili parole vuote, senza senso, molto di moda nel mondo del web.
E pensare che Togliatti e Nilde Jotti convivevano “di nascosto” in un appartamento di via delle Botteghe Oscure, sede del PCI di Roma. Senza dimenticare quel gigante di De Gasperi, uomo straordinario e di specchiati valori umani e morali. Ecco, compariamo i grandi di ieri con i nani di oggi. Un giovane, davanti ai modelli attuali, come può entrare in politica perché ci crede?
Non perdiamo, però, la speranza: continueremo a parlarne, cercheremo di ragionare sulle cose, discuteremo di storia, di letteratura, di arte. Proveremo a trasmettere i valori di quell’educazione civica che è il perno di tutto e terremo lontana l’ignoranza di cui sono colme le menti dei parlamentari italiani. Non tutti, ma molti.
Questa sera, già la prima occasione di riscatto: su La 7, alle ore 21,15, verrà trasmesso il film “Il federale”, con Ugo Tognazzi, mentre a seguire ci sarà “Mussolini ultimo atto”, di Carlo Lizzani. Una commedia e un film storico, a tema fascismo e liberazione. Sarebbe già tanto se ci ricordassimo di guardarli.
Chissà se Salvini, Di Maio, la Raggi e la Cirinnà – tanto per citare i più simpatici – resteranno in casa, davanti alla TV…
Ci sembrano illuminanti questi versi danteschi su Firenze (Purgatorio, canto VI), che noi, naturalmente, allarghiamo all’Italia e a chi la (mal)governa:
Atene e Lacedemona, che fenno
l'antiche leggi e furon sì civili,
fecero al viver bene un picciol cenno 
 verso di te, che fai tanto sottili
provedimenti, ch'a mezzo novembre
non giugne quel che tu d'ottobre fili.

Ad maiora!