mercoledì 12 febbraio 2025

Giovanni Pascoli e la "trappola" del nido

di Fabio Pagani

Visitando Casa Pascoli, nel paese di San Mauro che porta il nome del poeta, mi è caduto l'occhio su una collezione di lettere inedite (le carte del fondo Murari dell'accademia pascoliana e quelle conservate a Castelvecchio) indirizzate da Giovanni alla sorella Ida (affettuosamente chiamata “Idù”); il carteggio sembrerebbe scardinare l'impianto, ormai consolidato, del nido pascoliano, vale a dire quel microcosmo familiare dal quale Pascoli non riuscì mai a staccarsi.


Pascoli con le sorelle Ida e Maria

La morte violenta del padre, fattore dei conti Torlonia, avvenuta il 10 agosto 1867 – data che dà il titolo alla più celebre lirica del poeta – getta il dodicenne Giovannino in una profonda disperazione: altri gravi lutti familiari ne segneranno in modo inevitabile gli anni della gioventù e della maturità, tant'è che Pascoli vivrà sempre circondato dall'affetto dell'altra sorella, Maria (“Mariù”).

Questo, più o meno, il ritornello dei libri di scuola. Le lettere a Ida, però, mostrano un Pascoli diverso: la volontà di ricostruire il “nido”, infatti, pare delle due sorelle, non certo di Giovanni. Nei nove anni trascorsi da lui a Bologna, non c'è alcuna traccia di contatti fra il poeta e le consanguinee, nemmeno epistolari. Un po' strano per uno che non vuole tagliare il cordone ombelicale con la propria famiglia d'origine... Le cose cambiano dal 1882, anno della laurea di Pascoli, quando Ida e Maria gli chiedono di andare a vivere tutti insieme, a Massa.

Pascoli a Massa (1885)

La convivenza, però, non è tranquilla: Ida è spesso in Romagna a cercar marito, mentre Giovanni si innamora di Lia Bianchi, scatenando la gelosia di Maria. L'estate del 1895, quella del matrimonio fra Ida e Salvatore Berti, segna una frattura insanabile dei rapporti tra la ragazza e il fratello: gli sposi sfruttano Giovanni come una sorta di “bancomat”, producendo forti pressioni economiche su di lui. Pascoli, a quel punto, è costretto a stipulare un contratto legale con il quale si impegna a garantire ad Ida una somma mensile di 50 lire, senza però intaccare il proprio capitale familiare. Le risorse, infatti, servono a Giovanni per assicurarsi un futuro coniugale. Altro che vita con le sorelle! Pascoli è talmente innervosito da non partecipare nemmeno al matrimonio di Ida, facendosi sostituire dal fratello Raffaele per accompagnare la giovane all'altare.

Nonostante ciò, passata la rabbia, il poeta rimarrà sempre vicino alla sua "Idù" ed alle figlie di lei (Giovanna, Myriam e Luisa), ma non si sposerà mai: l'altra sorella, Maria, glielo impedirà, facendo di volta in volta allontanare le fidanzate di Giovanni per mantenere, con morbosa ingerenza, quel nucleo che, in realtà, non esiste più.