Riconoscimento validità testata giornalistica on line

In base all’art. 3-bis del Decreto Legge 103/2012, “le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero online, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni.” Resta ferma la necessità dell’indicazione di un direttore responsabile iscritto all’Albo.

mercoledì 29 luglio 2026

Cum grano salis - Modi di dire dall'antichità

Cari lettori,

oggi dedichiamo qualche riga al doppio tema guerra-pace, due risvolti opposti della stessa medaglia. E lo facciamo rispolverando tre massime latine, come sempre attuali (non sappiamo, però, se questo sia un pregio o un limite).

Alea iacta est (Il dado è tratto): secondo lo storico Svetonio, vissuto nel I-II secolo d.C., Caio Giulio Cesare pronunciò questa celebre frase il 10 gennaio del 49 a.C. in occasione dell’attraversamento del fiume Rubicone. Il fiume sanciva un confine politico che era vietato oltrepassare armati, pena l’essere dichiarati nemici di Roma. Cesare, con questo celebre gesto, aveva l’intenzione di rivendicare il proprio potere sfidando il Senato, con il sostegno del suo vittorioso esercito dopo le spedizioni in Gallia. Una volta compiuta l'impresa, non sarebbe più potuto tornare indietro, da qui il significato comune dell’espressione: la scelta è presa, la sfida è ormai lanciata.

Moneta celebrativa delle Idi di Marzo

Desertum fecerunt et pacem appellaverunt (Fecero un deserto e lo chiamarono “pace”): frase dello storico latino Tacito (I-II sec. d.C.), estrapolata dall’opera sulla vita di Giulio Agricola, essa è ampiamente impiegata per contrastare la guerra e la devastazione che questo fenomeno porta con sé. Il motto fu utilizzato dal movimento studentesco contro la guerra del Vietnam (1955-1975) e più in generale per criticare un potere oppressivo. Già l’oratore e console romano Cicerone, all’interno del De consulatu meo, aveva preso una posizione contro le tendenze belliche con queste parole: Cedant arma togae, concedat laurea linguae (Le armi facciano posto alla toga, il trionfo militare all’eloquenza).

I famosi guerriglieri vietnamiti, detti Vietcong

Dulce bellum inexpertis, expertus metuit (La guerra è attraente per gli inesperti, mentre chi la conosce la teme): questo proverbio medievale indica come la guerra appaia dolce solo a coloro che non l’hanno ancora sperimentata. Conoscendone le conseguenze, gli anziani sono soliti opporvisi per via della loro esperienza. Citiamo lo storico Livio (I sec.) e la frase da lui attribuita al condottiero cartaginese Annibale: Melior tutiorque est certa pax quam sperata victoria (Migliore e più sicura è una pace certa rispetto a una vittoria solo sperata).

Impareremo mai?

di Fabio Pagani

(c) Riproduzione riservata)