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martedì 7 luglio 2026

La scuola fumosa del merito fra Europa, progetti e ventilatori rotti

di Fabio Pagani

Di recente, il ministro Valditara ha annunciato due importanti novità: la costituzione del liceo matematico e il potenziamento della mobilità “Erasmus”, che coinvolge sia gli studenti che gli insegnanti. Riguardo al secondo punto, come riportato da “Il Sole 24 ORE”, lo stanziamento è di 420 milioni di euro e riguarda soggiorni all’estero, dalle 2 settimane ai 6 mesi, di ragazzi e docenti (questi ultimi, con retribuzione aggiuntiva per il lavoro che svolgeranno) per sviluppare la lingua e conoscere meglio la cultura del paese ospitante. Parliamo, nei fatti, di 150mila studenti e 15mila docenti coinvolti.

Il liceo matematico, invece, prevede due ore settimanali aggiuntive di matematica nel primo biennio e un’ora aggiuntiva nel triennio per le classi coinvolte; attività laboratoriali progettate autonomamente da ciascuna scuola e l’attenzione alla piena fruizione dell’esperienza educativa anche per studenti con bisogni educativi speciali. De facto, il tutto senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Tradotto: il carico di lavoro graverà sull’organico già stabilito dagli uffici scolastici territoriali (gli ex provveditorati agli studi) e sulle scuole. Non c’è finanziamento, non ci sono risorse.

Di per sé, l’idea di potenziare la matematica e le lingue straniere è lodevole e spendibile, ma si corre il rischio di derubricare tutto il resto; è già evidente che, nei licei, ormai il timone sia in mano alle discipline scientifiche, così come a quelle linguistiche, con i tanti scambi culturali che prendono molte settimane di lezione, togliendole, ad esempio, alle materie umanistiche. Senza contare la formazione scuola-lavoro, sempre più ipertrofica. Ma è chiaro che ciò non interessi; l’Europa finanzia continuamente le scuole con soldi per attivare progetti che, di realmente didattico, non hanno niente. E mentre questo fiume scorre, i nostri ragazzi impoveriscono il loro lessico, perdono la capacità di riflettere e ragionare, non sanno più sedimentare. E non è sempre colpa dei professori! Questi, almeno quelli che lavorano in modo serio (eh sì, caro popolino, non esistono solo gli insegnanti nullafacenti con 3 mesi di vacanza), fanno i salti mortali per trasmettere i contenuti delle loro materie e spesso passano intere settimane senza vedere le classi perché impegnate nei già citati progetti. Ecco, il denaro pubblico andrebbe distribuito meglio, senza dimenticare un altro grande punto, le strutture scolastiche: “scuole aperte anche in estate!”, si urla da più parti. Invitiamo queste persone a venirci a trovare a scuola, proprio in questi giorni, e toccheranno con mano quanto sia complicato lavorare di intelletto in aule che sono dei veri forni. Perché non si pensa ad un piano economico per dotare le scuole di pannelli fotovoltaici e di pompe di calore? Siamo rimasti agli anni ’90, con ventilatori degli anni ’90 e con discorsi sempre uguali dagli anni ’90; ma, caro ministro, non siamo più, purtroppo, negli anni ‘90.

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