Il liceo matematico, invece, prevede
due ore settimanali aggiuntive di matematica nel primo biennio e un’ora
aggiuntiva nel triennio per le classi coinvolte; attività laboratoriali progettate
autonomamente da ciascuna scuola e l’attenzione alla piena fruizione
dell’esperienza educativa anche per studenti con bisogni educativi speciali. De
facto, il tutto senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Tradotto:
il carico di lavoro graverà sull’organico già stabilito dagli uffici scolastici
territoriali (gli ex provveditorati agli studi) e sulle scuole. Non c’è
finanziamento, non ci sono risorse.
Di per sé, l’idea di potenziare
la matematica e le lingue straniere è lodevole e spendibile, ma si corre il
rischio di derubricare tutto il resto; è già evidente che, nei licei, ormai il
timone sia in mano alle discipline scientifiche, così come a quelle
linguistiche, con i tanti scambi culturali che prendono molte settimane di
lezione, togliendole, ad esempio, alle materie umanistiche. Senza contare la
formazione scuola-lavoro, sempre più ipertrofica. Ma è chiaro che ciò non
interessi; l’Europa finanzia continuamente le scuole con soldi per attivare
progetti che, di realmente didattico, non hanno niente. E mentre questo fiume
scorre, i nostri ragazzi impoveriscono il loro lessico, perdono la capacità di
riflettere e ragionare, non sanno più sedimentare. E non è sempre colpa dei
professori! Questi, almeno quelli che lavorano in modo serio (eh sì, caro popolino,
non esistono solo gli insegnanti nullafacenti con 3 mesi di vacanza), fanno i
salti mortali per trasmettere i contenuti delle loro materie e spesso passano
intere settimane senza vedere le classi perché impegnate nei già citati
progetti. Ecco, il denaro pubblico andrebbe distribuito meglio, senza
dimenticare un altro grande punto, le strutture scolastiche: “scuole aperte
anche in estate!”, si urla da più parti. Invitiamo queste persone a venirci a
trovare a scuola, proprio in questi giorni, e toccheranno con mano quanto sia
complicato lavorare di intelletto in aule che sono dei veri forni. Perché non
si pensa ad un piano economico per dotare le scuole di pannelli fotovoltaici e
di pompe di calore? Siamo rimasti agli anni ’90, con ventilatori degli anni ’90
e con discorsi sempre uguali dagli anni ’90; ma, caro ministro, non siamo più,
purtroppo, negli anni ‘90.
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