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giovedì 3 novembre 2016

TRE APERITIVI IN PARTENZA!

Dopo un po' di tempo, e dopo aver privilegiato altri temi, ritornano i nostri aperitivi.
Buona lettura!

Aurea mediocritas

L’aurea via di mezzo (Orazio, Odi, II, 10, 5)


Si tratta di una traduzione alternativa al “modus optimum” con cui veniva reso il precetto greco di Pitagora (Métron άriston: l’ottima misura). L’aggettivo “aureus” indicava eccellenza e la “mediocritas” era il termine tecnico con cui i filosofi abitualmente rendevano il giusto equilibrio. L’ode di Orazio in cui viene impiegata l’espressione è, infatti, un invito alla saggezza, che consiste proprio nella capacità di tenersi lontani da ogni eccesso. Al giorno d’oggi, però, la locuzione è mal interpretata: dato che, in italiano, il termine “mediocrità” non ha il valore positivo del suo antenato latino, “aurea mediocritas” ha finito per essere usato nel senso di “mediocrità superficiale”. Niente di più sbagliato! Trovarsi a metà strada, infatti, è aureo perché equidistante fra la cima, ovvero gli eccessi, e la base, i difetti.

Gloria fugientes magis sequitur
La gloria insegue preferibilmente quelli che la sfuggono
(Seneca, De beneficiis, V,1,4)

Massima, a nostro avviso, di grande, grandissima potenza. Molto più di un luogo comune, quindi. Nella cultura classica la modestia è un requisito indispensabile per raggiungere la vera gloria, che non va esaltata nè desiderata. Potremmo attualizzare il concetto in riferimento ai tanti personaggi che popolano la nostra quotidianità e che si affannano ad apparire, senza preoccuparsi di essere.
Ecco, quindi, un buon motivo per rispolverare le tradizioni classiche, mai passate di moda, mai superflue.
 
Tu ne quaesieris, scire nefas

Tu non chiedere, non è lecito saperlo (Orazio, Odi, I, 11, 1)

Si tratta dell’inizio di una delle odi più celebri di Orazio, quella del Carpe diem. Il poeta, parlando con la sua donna, il cui nome lirico è Leuconoe, dal greco “testa/mente candida”, la invita a non cercare di prevedere il futuro ricorrendo alla magia perché non è lecito sapere quale sorte ci abbiano riservato gli dei. L’unica salvezza per l’uomo è non sperare nel domani, poiché non sappiamo se ci sarà un domani, e vivere nel presente, cogliendo l’attimo, ed evitando speranze troppo a lungo termine (Spatio brevi spem longam reseces: “Taglia la speranza troppo lunga in uno spazio troppo breve”). Forse molti di voi ricordano un film, “L’attimo fuggente”, in cui il Professor Keating invitava i suoi ragazzi a vivere il mondo con libertà ed autonomia morale, di pensiero e di azione, lottando contro le rigide imposizioni delle famiglie e della società. Un insegnamento coraggioso, straordinario, ma anche molto pericoloso. Non vogliamo dire che si debba seguire pedissequamente il volere degli altri, ci mancherebbe! Ma i giovani hanno anche bisogno di riferimenti e di regole ed è stato questo – forse – il piccolo grande errore commesso dal Professore. Speriamo che il Carpe diem e la citata pellicola che ha come protagonista Robin Williams vi invitino a riguardare, o a vedere per la prima volta, questo straordinario film. Più arduo sarà leggere le Odi di Orazio, ma la speranza è sempre l’ultima a capitolare!

Ad maiora!

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