di Fabio Pagani
Per chi non mastica il linguaggio
burocratico della scuola, con “Eduscopio” intendiamo l’indagine che, ogni anno,
la Fondazione Agnelli conduce sugli istituti superiori e sul livello di
preparazione che essi rilasciano agli studenti diplomati e che hanno già frequentato
il primo anno di università.
Il termine è la sintesi di due
parole di estrazione classica: “edu”, da “edùcere”, vale a dire “tirare fuori”,
mentre “scopio” dal greco “σκοπέω”, cioè “guardare / esaminare”. In pratica, si
analizza il risultato formativo ed educativo che la scuola ha saputo dare ai
ragazzi.
Proprio oggi sono usciti gli
esiti dell’ultimo studio, che copre gli anni scolastici dal 2019/20 al 2021/22:
nella regione Emilia Romagna, se ci soffermiamo soltanto sui licei (lascio da
parte gli istituti tecnici e professionali per non tediarvi oltre), la
provincia di Ravenna primeggia o si attesta sul podio: prima per quanto riguarda
il Liceo Scientifico, seconda nel Classico e nel Linguistico, terza nelle Scienze
Umane. Se, invece, ci limitiamo alla sola circoscrizione ravennate, Lugo è in
testa allo Scientifico e al Classico, mentre è secondo negli altri corsi.
A questo punto, è d’obbligo una
domanda: servono davvero queste statistiche? Cercherò di rispondere
onestamente, dato che, oltre ad insegnare, svolgo anche la funzione di
collaboratore del dirigente scolastico, quindi ho a che fare con tanta, ma proprio
tanta burocrazia. A mio parere, l’errore di fondo sta nel merito del verbo “servire”
applicato ai numeri: la scuola di oggi è chiaramente cambiata rispetto a quella
di ieri, tant’è vero che sono diventati centrali i risultati in termini di
visibilità e marketing. Il ruolo stesso del dirigente ha avuto una metamorfosi
che lo ha portato a tenere gli occhi ben aperti non soltanto sull’aspetto
educativo, ma anche – e molto – su quello istituzionale e territoriale.
Credo che le statistiche di
Eduscopio, per quanto siano, quando positive, una bella soddisfazione per la
scuola, non rappresentino il senso della comunità faticosamente mantenuta in
piedi dagli insegnanti perché non tengono minimamente in considerazione il
valore umano e formativo che un valido docente sa trasmettere agli studenti.
Non lo devo dire io, ma penso che un buon allievo lo sia se mescola in modo giusto
conoscenze e competenze con le qualità umane che, in primis la famiglia, ma poi
in larga misura i professori sanno trasmettere.
D’altronde, i numeri non possono
e non devono fotografare tutto: un ragazzo brillante all’università non è detto
che abbia frequentato con ottimo profitto le scuole superiori; e vale anche il
ragionamento inverso, per cui si può fare male nel percorso accademico pur
avendo preso 100 all’esame di maturità. E’ chiaro che una scuola non può
preparare ottimamente in tutte le materie uno studente: ci sono insegnanti
bravi ed altri meno preparati, ragion per cui comprendiamo facilmente che il
numero statistico, in sé e per sé, non ha alcun senso reale. Cosa voglio dire:
diffidiamo dalle statistiche! Non stiamo giocando il campionato di calcio, nel
quale, alla fine, i numeri sono sempre veritieri del valore di una squadra;
comprendo molto bene il significato di Eduscopio e la presa che esso ha sulla
politica scolastica, ma non posso e non me la sento, in tutta onestà, di
condividerne il merito.

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