di Fabio Pagani
Cari lettori,
nell'augurarvi buon anno, vi regalo tre modi di dire molto utilizzati ancora oggi nel nostro "parlato".
Lapsus linguae = Scivolone della lingua (modo di dire).
E’ espressione di origine biblica, atta a significare la pronuncia di una parola al posto di un’altra che si ha in mente. La sua fortuna, in epoca contemporanea, è dovuta soprattutto agli studi di Freud condotti sul fenomeno. Nel linguaggio quotidiano si usa semplicemente la forma lapsus, senza far seguire il genitivo linguae.
Qui pro quo = Una cosa per
l’altra (detto proverbiale).
Questa espressione, di origine
ignota anche se probabilmente legata alla filosofia scolastica medioevale,
deriva forse dalla “corruzione” popolare di qualche altro modo di dire, dato
che nell’attuale formulazione non ha alcun significato (infatti la sua
traduzione letterale sarebbe:” il quale
per il quale”. E’ probabile che il primo pronome fosse in origine un quis o un quid, dando come traduzione o “quale
cosa al posto di un’altra” oppure “chi
al posto di chi”. Comunque la formula gode ancora oggi di grande popolarità
tanto da venire considerata alla stregua di un sostantivo (“il quiproquo”, “un quiproquo”), che è sinonimo di equivoco. Nel mondo anglosassone invece ha assunto il significato
di scambio, di una cosa in cambio dell’altra.
Errata corrige = Correggi gli errori (dal linguaggio editoriale).
Anche se l’espressione ha il verbo all’imperativo, questa locuzione sta ad indicare un elenco di errori che si usa collocare in calce ad un testo, quando l’editore si accorge della loro presenza, ma non può provi rimedio dato che la stampa è già avviata. E’ molto frequente in ristampe e riedizioni, forse perché i lettori più attenti hanno segnalato sviste che vengono poi puntualmente corrette.

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