di Fabio Pagani
Oggi, 7 settembre 1533, nasceva
Elisabetta Tudor, divenuta regina con il nome di Elisabetta I. Attorno alla sua
vita sono state costruite molte verità, più o meno verificate; personaggio
unico, governò l’Inghilterra dal 17 novembre 1558 al 24 marzo 1603, giorno
della sua morte. Un’età dell’oro, la Golden age, quella di Elisabetta: fiorirono
cultura, arte, prosperità. Ma gli inizi non furono semplici.
Figlia di Enrico VIII e Anna
Bolena (la seconda moglie del re che, rompendo con la chiesa cattolica, aveva
divorziato da Caterina d’Aragona, rea di non aver saputo dare al consorte il
tanto desiderato figlio maschio), Elisabetta prese il potere succedendo alla
sorellastra Maria Tudor, la Bloody Mary (la sanguinaria), che aveva
cercato di imporre il Cattolicesimo in Inghilterra, ricorrendo a copiosi
spargimenti di sangue. Elisabetta ripristinò subito il culto protestante e,
dopo essersi sbarazzata della cugina cattolica Maria Stuart, regina di Scozia,
fatta condannare a morte nel 1587, rafforzò il proprio ruolo di monarca d’Inghilterra,
anteponendo la ragion di Stato a qualsiasi altra questione personale.
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| Ritratto di Elisabetta I, Queen House |
Dicevamo che il regno di
Elisabetta si contraddistinse per il grande fervore culturale: il teatro, in
particolare, visse una nuova primavera. Esso aveva programmi costanti e
spettacoli giornalieri; era una vera e propria industria, con compagnie che, da
itineranti, diventarono stabili. Fra gli autori più importanti ricordiamo,
naturalmente, William Shakespeare, che fu il massimo esponente mondiale dell’epoca,
Christopher Marlowe e Ben Jonson.
Ma sono le questioni ereditarie
quelle che, forse, rendono la regina oggetto di interesse, da sempre. Fu,
infatti, soprannominata “regina vergine” perché rifiutò ogni tipo di marito,
forse perché era rimasta scottata dalle esperienze coniugali del padre e,
soprattutto, dalla drammatica fine della di lui moglie Anna Bolena (fatta
decapitare dal marito perché non era riuscita a dargli un erede maschio). Le
cronache del ‘600 descrivono Elisabetta come una donna forte, risoluta, fiera
della propria verginità; non particolarmente bella, contrasse il vaiolo, da cui
guarì non senza conseguenze. Il suo viso rimase segnato da vistose cicatrici,
che la indussero a far togliere gli specchi dagli appartamenti reali. Ma non fu
soltanto questo motivo estetico la causa della repellenza coniugale della
regina: per lei, infatti, matrimonio era sinonimo di dolore e sofferenza.
Caso sui generis, il suo:
forse unico. Comunque sia, pare che avesse avuto diversi fidanzati, ma nessuno
di questi era riuscito ad impalmarla. Avrebbe voluto farlo anche Filippo II, re
cattolico di Spagna, che non fu mai fidanzato con Elisabetta, ma che, per
questioni espansionistiche, avrebbe pensato al matrimonio con lei per unire le
due corone. Fallito l’approccio dialettico, i due sovrani passarono alle armi:
nel 1588, la leggendaria Armada Invencible spagnola fu sconfitta e umiliata
dalle più agili navi inglesi che, nelle acque della Manica, schiantarono la
flotta nemica. L’Inghilterra rimase, così, inespugnata.
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| Il re di Spagna, Filippo II |
Nell’aprile 1602, dopo tanti anni
di regno e pressioni, Elisabetta si ammalò di depressione, morendo l’anno dopo
a 69 anni. Pare che le sue ultime parole fossero state: “Chiamatemi un prete: ho
deciso che devo morire”.
Non avendo avuto figli, la sua dinastia,
quella dei Tudor, si estinse: il regno d’Inghilterra passò nelle mani di
Giacomo I, figlio di Maria Stuart, che divenne quindi anche sovrano di Scozia.
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